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martedì 9 maggio 2017
sabato 22 aprile 2017
Lo Scoglio in edicola
E’
in edicola “Lo Scoglio”, la rivista nata nel 1983 per condividere
con i lettori i risultati di ricerche storiche sull’isola d’Elba,
senza trascurare alcuni temi di particolare attualità. Il numero
primaverile ci accompagna in un viaggio tra passato e presente con un
perno fisso: l’inderogabile necessità di tutelare il patrimonio
culturale ed ambientale del nostro “microcosmo”.
Viene
così riservato parecchio spazio alla Terra di Rio, alle recenti e
passate barbarie che hanno depauperato le preziose testimonianze di
una civiltà millenaria, ma anche alle valenze di pregio come il
Museo Archeologico del Distretto Minerario ed alle buone pratiche che
vedono le amministrazioni comunali della “Piaggia” e di Rio
nell’Elba impegnate un percorso di cambiamento, non solo
amministrativo, ma anche culturale. Gli articoli sono firmati da
Valentina Caffieri, Gianfranco Vanagolli e Luigi Cignoni.
Grazie
alla testimonianza di Giovanni Descalzo, un mozzo che approdò a
Pomonte su un leudo genovese per caricare il vino, ecco uno spaccato
della civiltà contadina degli anni venti dello scorso secolo,
commentato da Beppe Tanelli e corredato con foto di paesaggi e
persone di cent’anni fa.
Giancarlo
Molinari rivela i sorprendenti retroscena di un naufragio avvenuto a
Portoferraio nel gennaio del 1815, Silvestre Ferruzzi indaga sulle
origini della Fortezza di Marciana, Umberto Gentini cura la cronaca
della visita di Vittorio Emanuele III, venuto all’Elba per
assistere alle “Grandi Manovre Combinate” del 1908.
Si
tracciano poi i profili di personaggi che appartengono al nostro
passato recente e si ricorda il dott. Giuseppe Bandi, il medico dei
poveri, lo scrittore Felice Chilanti nei suoi soggiorni all’Elba,
ma anche un popolano geniale come Gaetano Donati.
Altri
articoli parlano di architettura liberty (scritto da Marisa Sardi),
della visita al versante minerario di Pietro Leopoldo nel 1769 (di
Giorgio Giusti), mentre Ilaria Monti ripercorre le tappe della
coltivazione degli ulivi all’isola di Pianosa sulla scorta di
documenti scovati nell’archivio storico di Firenze.
“Lo
Scoglio” fresco di stampa presenta inoltre una ricchissima
documentazione fotografica con immagini mai pubblicate, fortemente
evocative degli avvenimenti narrati nei diversi redazionali.
mercoledì 29 marzo 2017
Lo scrigno delle risorse del sottosuolo nell'arcipelago
Non finisce di stupirci l'arcipelago
toscano. Non solo per le sue eccellenze di carattere ambientale e
naturalistico note un po' a tutti. Ma anche per le preziose risorse
che esso custodisce da millenni nel suo sottosuolo. Parte già
ampiamente sfruttate. Parte ancora no. Ne sono prova i giacimenti
minerari dell'Elba. Oggi l'ultimo episodio di cronaca. Protagonista
il triangolo di mare compreso tra l’Elba, Pianosa e lo Scoglio
dell’Africhella. E' stato documentato che dal fondale marino emerge
l’energia con una forza misteriosa. Si tratta di miscele di gas che
giungono sulla superficie del mare, modificando l’habitat
sottomarino. Sono segni tangibili di un’attività geologica
sottomarina. Dalle analisi che sono state condotte recentemente, dopo
che un team di pescatori di Campo nell'Elba avevano ripreso con il
telefonino una colonna di acqua, fango, gas e detriti uscire con
forza dal mare e la Capitaneria di porto, informata dell'accaduto,
aveva emesso un’ordinanza con cui si vietava l’accesso alle
imbarcazioni nel raggio di 500 metri dal punto in cui era stato
segnalato il fenomeno fangoso, tutto sarebbe riconducibile
all’energia sprigionata da alcune sacche di metano nascoste nel
sottosuolo a nord dell'Africhella. Il mare che ribolle in quel tratto
di mare non sarebbe causato da altro che dal gas naturale. Il quale,
molto probabilmente, è spinto in superficie dell’acqua
dall’attività di un piccolo vulcano di fango. A queste conclusioni
sono giunti gli esperti dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica
e vulcanologia), in seguito all’analisi dei dati raccolti nello
spicchio di mare tra Pianosa, Montecristo e l’isola d’Elba. Ne ha
fornito ampia documentazione “Il Tirreno” dell'Elba, il quale
così aggiunge: “I prelievi chimico-fisici dell’acqua di fronte
all’Africhella hanno dato degli indizi importanti agli studiosi, in
grado finalmente di decriptare il mistero venuto fuori in modo
sorprendente giovedì scorso, quando una colonna di acqua, gas, fango
e detriti, altra dieci metri, emerse sulla superficie dell’acqua,
lasciando sbigottiti alcuni pescatori di Campo nell’Elba”. Viene
anche riportata, in altro articolo del giornale locale, la
dichiarazione di Gilberto Saccorotti, direttore dell’Ingv toscano
che dichiara al giornalista che l'ha intervistato: «Nel mare
dell’Africhella è stato rilevato un grande arricchimento in metano
e il fondale un po’ rimaneggiato. Ciò lascia presupporre che vi
sia stata un’emissione di una miscela di gas, a prevalenza metano,
resa violenta dall’ostruzione operata dai sedimenti. Ciò è
confermato dal rilevamento in quel tratto di sostenute emissioni di
bollicine sostenute dal fondale». Il metano, dunque, o meglio
l’energia sotterranea del metano, dunque, sarebbe la causa alla
base dell’evento. Del resto, le analisi chimico-fisiche dell’acqua
confermano gli indizi che in questi giorni sono stati rimessi
insieme, come tessere di un mosaico. Del resto, la presenza di metano
nel mare tra l’isola d’Elba e la Corsica fu rilevata già nel
1968, con lo studio pubblicato da due geologi dell’Istituto di
geologia di Genova. Quindi, tra gli anni Settanta e Ottanta, a pochi
chilometri dall’Africhella, l' Agip ha aperto i due pozzi Martina 1
e Mimosa 1, trovando in entrambi casi il gas. Ma non fu avviato un
programma di sfruttamento perché il deposito non aveva una quantità
tale da avviare un piano industriale in tal senso. Allora, ecco,
svelato il mistero del “geyser di fango”. Le sacche di metano si
gonfiano nella pancia del sottosuolo, senza trovare sfogo all’esterno
dato che sono chiuse dai sedimenti di argilla e fango. Il tappo
impedisce al gas di fuoruscire. Carica il fondale di un’energia che
non è in grado di esprimersi. E solo quando il gas ha incamerato la
forza necessaria, ecco che il tappo si rompe. Il vulcano di fango che
fino a pochi istanti prima sembrava addormentato a poche decine di
metri di profondità, esplode la potenza repressa fino ad allora,
portandosi dietro fango e detriti. Fino alla superficie dell’acqua.
Anzi oltre, visto che i pescatori di Campo nell’Elba dicono di aver
visto alzarsi dal mare dell’Africhella una colonna alta dieci
metri. E poi, infine, c'è il fenomeno d'acqua calda che fuoriesce
da pozzo di Cavo, nel Comune di Rio Marina all'Isola d'Elba. Sono
tutte espressioni di quanto la natura sia stata generosa con
l'arcipelago toscano. Non dovrebbe essere lontano il tempo di pensare
a sfruttare quest'energia che ci viene regalata dal sottosuolo
tirrenico.
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terme di Cavo
domenica 26 marzo 2017
martedì 14 marzo 2017
Un referendum per decidere sulla fusione di Rio Elba
Potrebbe
avvenire con un referendum la probabile fusione delle due
municipalità dell'Elba orientale, Rio Marina, nata da una costola di
Rio nell'Elba e quest'ultimo Comune collinare. Sarebbe, come si dice
in gergo popolare, un
ritorno al passato. E perché no? Potrebbe anche costituire il primo
passo da cui partire per vedere l'inizio di una ridistribuzione e
riorganizzazione amministrativa, per altro caldeggiata dal nostro
Parlamento, sulla maggiore isola della Toscana che conta otto Comuni,
su una superficie di poco oltre i 220 kmq. Accorparsi. È questa la
proposta formalizzata dai primi due cittadini del versante orientale
dell'Isola, Claudio De Santi e Renzo Galli, di costituire un unico
ente.
I due primi cittadini hanno lanciato la sfida: la parola ora passa ai cittadini che saranno chiamati, entro il prossimo ottobre, alle urne a pronunciarsi sul quesito se vogliono oppure no unirsi e ritornare a com'erano prima. Intanto in questa primavera le due amministrazioni comunali hanno indetto una serie di assemblee pubbliche per saggiare il terreno sulla proposta. Dopodiché sarà la Regione a stabilire i tempi e i luoghi, per procedere a una consultazione referendaria. E naturalmente le opinioni si rincorrono. Si contrastano.
I due primi cittadini hanno lanciato la sfida: la parola ora passa ai cittadini che saranno chiamati, entro il prossimo ottobre, alle urne a pronunciarsi sul quesito se vogliono oppure no unirsi e ritornare a com'erano prima. Intanto in questa primavera le due amministrazioni comunali hanno indetto una serie di assemblee pubbliche per saggiare il terreno sulla proposta. Dopodiché sarà la Regione a stabilire i tempi e i luoghi, per procedere a una consultazione referendaria. E naturalmente le opinioni si rincorrono. Si contrastano.
C'è chi è favorevole e vede di buon occhio lo snellimento della macchina burocratica.
Chi invece è scettico, temendo di finire come il figlio minore di un organismo tutto da creare e
inventare. Paura di perdere il potere. Timore del cambiamento. Tutto resta in sospeso. E ancora una volta è la storia a venirci incontro, risalendo alle cronache molto agitate di quell'estate
del 1882, quando avvenne il distacco della Piaggia dal Colle di Rio. Un evento traumatico, che si è
tramandato di generazione in generazione culminando con le “sassaiole” dei Riesi di su che non
desideravano i Riesi di giù il giorno di Pasquetta a Santa Caterina. Perché “Santa Caterina è nostra”.
Fino alla seconda metà dell'Ottocento, la cosa pubblica era amministrata dalla classe costituita da
proprietari terrieri, poco inclini alle modernizzazioni. Alla Marina di Rio, invece, era iniziato quel
processo che vide prendere sempre più vigore la marineria imprenditoriale, legata allo sviluppo
dell'attività mineraria in pieno crescita, e quindi sempre più marcato desiderio di autogovernarsi.
Obiettivo che fu centrato nel luglio 1882. Ma veniamo alle cronache di quei giorni così intensi e
convulsi. Sono passati alla storia come le “Quattro giornate di Rio Castello”, quelle che culminarono
successivamente con la scissione della municipalità riese in due enti distinti e che costituì, nel 1882,
la nascita del Comune di Rio Marina, nato da Rio Castello. Un risultato assai travagliato e mal digerito,
soprattutto della comunità collinare. All’origine della divisione il ruo coperto,
nella seconda metà dell'Ottocento, dalla Marina di Rio, chiamata dai riesi del coccolo in su,
in modo dispregiativo la “Piaggia”. Rio Marina era il settimo scalo commerciale d'Italia e allora
per questo il deputato della Sanità Marittima era un personaggio di spicco. Lo era, difatti,
Alessandro Del Bono, padre di Pilade. La famiglia Del Bono si legò in affari con gli Scappini e
Tonietti che erano padroni di una quindicina di grossi bastimenti. Ma è con l'ascesa di Pilade Del Bono che si comincia formare nella nuova Marina di Rio una coscienza
politica. Dal 1850 al 1880 il piccolo villaggio di baracche di pescatori assistè a una crescita della
popolazione, grazie all'imprenditoria navale e alla marineria padronale. Un raddoppio di residenti che si lega ai nuovi affittuari delle miniere di ferro, i Bastogi.
Siamo in pieno periodo della rivoluzione industriale in Italia, che coinvolse anche le miniere dell'Elba.
Il raddoppio della popolazione residente sulla Marina iniziò a creare problemi al Comune di Rio Elba.
I consiglieri della Piaggia crebbero di numero, fino ad arrivare di pari entità con quelli del capoluogo,
per poi finire con il sorpassarli. Fino a quel periodo il municipio era amministrato da proprietari terrieri,
professori, notai, la cui rendita era fondiaria. Quelli della Marina invece erano legati al commercio
e al mare. Tutti gli uffici erano a Rio. La Piaggia invece non era ancora urbanizzata.
Le due formazioni consiliari cominciarono a darsi battaglia. Che sfociarono in disordini e
rivolte di piazza.
Ha scritto sullo “Scoglio” Chiara Bartolini:
“Ci vollero la forza dell'ordine, l'esercito e i carabinieri per sedare la rivolta, della quale uno dei
principali fautori fu Pilade Del Bono”. Le parti contrapposte ebbero spazio
nelle colonne del periodico
“Lo Sciabecco”, da dove Pilade accusò la classe dirigente di Rio Castello di essere invidiosa
degli abitanti della Marina che avevano lasciato la lavorazione dei campi, per andare invece
ad arare il mare. La scissione fu una conseguenza naturale. Dopo più di cento trent'anni,
con la chiusura dell'attività di scavo nelle miniere a cielo aperto e, di conseguenza,
il depauperamento dell'imprenditoria marittima, con l'unica risorsa rappresentata dal turismo,
sebbene questo versante dell'Isola sia stato ampiamente violentato dall'industria miniera
(e mai recuperato -se non in minima parte- dal punto di vista del ripristino ambientale),
l'unica chance che si profila all'orizzonte da cui gli enti pubblici possano attingere alle risorse
finanziarie è quella di unire le forze, per disporre un pacchetto unico da “vendere” nel marketing
del turismo. Vediamo se i tempi sono maturi. L.C.
lunedì 13 marzo 2017
venerdì 17 febbraio 2017
Di due un solo Comune
C'è già il nome: il Comune di Rio. E
lo scorso anno, esisteva pure la pagina Fb del gruppo che sosteneva
il progetto. Una sola municipalità che raggruppa due comuni del
versante orientale dell'Isola, Rio Elba e Rio Marina. Per ora se ne
parla. Ma non c'è nessun statuto. Nessun regolamento. Esiste solo la
disponibilità dei due sindaci, Claudio De Santi e Renzo Galli, ad
affrontare l'argomento e il relativo percorso istituzionale da
ricoprire insieme. All'insegna dell'unione che fa la forza. Stessa
origine i due Rio: stessa costola. E poi, l'uno distante dall'altro
non più di tre chilometri. Il primo, quello collinare il padre; il
secondo, quello invece rivierasco il figlio. Ma cosa ne pensano i
diretti interessati della proposta? Sono tutti d'accordo? Per ora non
c'è univocità di consensi. Non tutti la pensano alla medesima
maniera. Intanto un po' di storia che non guasta. La comunità riese
cominciò a svilupparsi a partire dalla seconda metà del Duecento e
descrisse la sua parabola per tutto il basso medioevo; oltre seicento
anni vissuti in modo unitario fino ad arrivare al 1882, anno in cui
la Marina di Rio ebbe riconosciuta l'autonomia dal Re d'Italia e
quindi il distacco da Rio Castello. Ma la separazione non fu
indolore. Sono passate alla storia come le “Quattro giornate di Rio
Castello”, quelle che culminarono con la scissione del municipio
riese. Un risultato assai travagliato e mal digerito, soprattutto
dalla gente del colle. Le strade di Rio Castello e la sua “Piaggia”
si divisero irrimediabilmente grazie allo sviluppo della Marina di
Rio, che diventò nell'Ottocento il settimo scalo commerciale
d'Italia. Per cui due mondi, due status sociali si scontrarono
terribilmente, dandosi battaglia senza quartiere: l'imprenditoria
marittima e commerciale della Marina che chiedeva l'autonomia
amministrativa e la proprietà terriera rappresentata dalla classe
notarile e borghese di Rio Castello che fu poco propensa alle novità
e alle innovazioni, amante invece dello 'status quo'. Dal 1850 al
1880 quello che era il piccolo villaggio di baracche di pescatori
assisté a una crescita incredibile della popolazione, grazie al
commercio navale e alla marineria padronale. Un raddoppio di
residenti che si legò ai nuovi affittuari delle miniere di ferro, i
Bastogi. Siamo in pieno periodo di rivoluzione industriale in Italia
che non risparmiò le miniere dell'Elba. Il raddoppio della
popolazione residente alla Marina iniziò a creare problemi al Comune
di Rio Elba che sfociarono nel “grande affronto” della
separazione. Oggi, perduti i temi che hanno sostenuto il nuovo filone
economico che guardava il mare e le miniere, le due municipalità si
ricordano di avere un'origine in comune. Tutt'e due che nel Duemila
sfidano la sorte economica del rilancio delle loro finanze,
investendo sul turismo. Ma il “figliol prodigo” che riconosce la
bontà amministrativa del vecchio padre sarà di nuovo accolto alla
corte da dove era andato via, sbattendo la porta? Scrive sul suo
profilo Fb il capogruppo dell'opposizione del Comune di Rio Elba,
Pino Coluccia ed ex sindaco: “Il Comune è la prima forma di
rappresentanza di una comunità e di autogoverno. In esso sono
espresse le rappresentanze dei cittadini elette ed alle quali è
affidato il compito di governare la comunità: il Comune è quindi un
luogo di presenza, partecipazione e autodeterminazione di una
comunità, dei suoi cittadini e che senza di questo conteranno meno.
L'argomento di gestire insieme i servizi e le problematiche comuni si
deve e si può affrontare con strumenti come l'Unione e altri quali
l'associazione, ma evidentemente quella che manca nelle due entità è
la volontà politica, cioè ci sono divisioni fra le forze politiche
delle due realtà e all'interno di esse che non possono essere
superate con espedienti istituzionali. Per cui – conclude - questa
iniziativa dei due sindaci mi sembra più un'improvvisazione che
nasconde un vuoto progettuale, di idee e prospettive per questi
territori, per queste comunità una rinuncia a fare e agire”. Elvio
Diversi, ex sindaco di Rio Marina, e l'unico (almeno per ora) primo
cittadino a organizzare il primo centenario della costituzione del
Comune nel luglio 1982, dice: “Se si dovesse fare oggi il
referendum sulla fusione il 70/80 per cento della gente direbbe 'no'.
Ci sono cose più serie da affrontare oggi che pensare alla fusione.
Sono d'accordo sul progetto di unire i servizi ai cittadini, per il
resto no. Concludo come dicevano i nostri nonni: 'Ognuno deve mangia'
nel suo laveggio'”. Infine un ristoratore, il titolare del
ristorante “Da Cipolla” in piazza del Popolo a Rio Elba, Davide
Carletti: “Sono contento della proposta dei due sindaci. Finalmente
esisterà il Comune di Rio che comprenderà collina e mare, parco
minerario e mineralogico e porti. Una forma di semplificazione e
maggiori servizi da estendere sul territorio. Sarà dura - conclude -
Ma penso che sia la strada da battere nei prossimi anni”. La
partita è appena iniziata.
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