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domenica 23 luglio 2017

L'estate elbana

Se chiedi, a chi ha trascorso la preadolescenza negli anni della ricostruzione del Paese dopo la disfatta dell'ultimo conflitto mondiale ed era fanciullo durante il boom economico, se ricorda di essere stato felice. Di sicuro ti risponde di quando si trovava nelle vie di paese assolate e torride d'estate. Con le scuole chiuse. Quindi libero da impegni cogenti. La libertà di essere padrone di organizzare il tuo tempo la misuravi attraverso i tuoi passatempi preferiti, che consistevano in una incredibile varietà di giochi da organizzare insieme con i coetanei nel vicinato. Dalla creazione di tricicli, alla realizzazione di cerchi che utilizzavi in epiche gare impiegando forcelle ricavate con il fil di ferro, ai duelli infiniti con le biglie su percorsi improponibili, ricavati sulle strade che non erano ancora asfaltate. Erano gli anni in cui le madri mandavano liberamente i figli per strada a giocare, tanto le macchine non c'erano (o almeno erano poche) e, quando ne passava una, occorreva farsi sul ciglio e non respirare per qualche secondo per non starnutire a causa della polvere sollevata. Sì, erano tempi in cui si era felici, anche se mancavamo di tutto: le autovetture non avevano, al loro interno, l'aria condizionata, ma in compenso mostravano sul tettino il portabagagli. Nei paesi isolani si contavano sulle punte delle dita le persone che potevano permettersi un'automobile. Ce l'aveva anche un commerciante di generi vari che gestiva sulla strada più frequentata della Città un negozio di alimentari. D'agosto, con il caldo che faceva, teneva aperte le finestre in modo tale da far corrente con la porta d'ingresso: quando entravi ti impegnavi a far presto per restare dentro il meno possibile. C'era di tutto, in quel negozio: una sorta di emporio che accontentava le esigenze delle comari. Aveva un casolare in campagna, dove puntualmente, ogni estate, si ritirava con la moglie, vecchia come lo era lui. Facile scorgere sul portabagagli qualsiasi tipo di mercanzia, la più varia che si portava appresso. Erano gli anni in cui anche gli artigiani, gli operai possedevano, ognuno, un magazzino fuori di paese. D'estate la Città si svuotava, come qualsiasi altro centro urbano. Si andava nel podere a trascorrere i mesi più caldi dell'anno. Chi ne aveva uno in vicinanza del mare. Chi invece in collina (era invece la maggioranza) con appezzamenti di terreni coltivati a vigne e orti. Il mare non aveva l'attrattiva che riveste oggi. Si preferiva la masseria per dedicarsi alle cure delle viti o ai frutti dell'orto, se non agli animali domestici. Erano gli anni in cui anche i pensionati potevano godersi la vita dopo i sacrifici e ognuno possedeva qualcosa, da lasciare agli eredi. E non guadagnavano cifre esorbitanti. Eppure avevano una casa in paese e un manufatto in campagna. Quando poi si decideva di fare una spiaggiata, ci si portava dietro perfino le sedie e i tavolini pieghevoli di plastica. E immancabili gli spaghetti al sugo da condividere con il resto della famiglia in parti uguali. E per merenda un uovo lesso, da accompagnare con la schiaccia del forno preparato a legna. Altro che contenitori frigo di plastica e bottiglie di acqua naturale. Avere un thermos con il caffè era un lusso. Ho imparato allora che in ogni spiaggia in cui si andava (mai la stessa, nella medesima stagione) c'era la sua brava sorgente di acqua fresca. Così a Ortano so dov'era l'acqua, anche se dovevi entrare in un terreno privato. Ma il proprietario sapeva che ero entrato per bere e non per rubare ortaggi. Come a Nisporto, nel pozzo della Ballerina, Nisportino, o Barbarossa, non molto distante dalla spiaggia. Bastava portarsi da casa un contenitore. L'acqua era sul posto. La felicitàaveva l'aspetto di un'estate sull'Isola, con le macchine fotografiche ottenute con i bollini della spesa e i rullini da 12 o 24 pose. Dovevi stare attento perché non venissero mosse. Le novità e il progresso venivano dal mare, dai traghetti che trasportavano i primi turisti. L'ebrezza di vendere gli “scherzi” (come si chiamava la pirite) ai turisti stranieri al Padreterno o sul Volterraio. A nessuno di noi era mai balenato in testa che quei pezzi di minerali che i cavatori ogni tanto portavano dalle miniere potessero significare qualcosa, tanto meno ricavarci dei profitti. Eppure fu così che guadagnai le prime cento cinquanta lire, che investii in gassose e ghiaccioli all'arancio. Erano gli anni in cui nascevano le prime discoteche dove ci si recava per un'avventura, con le ragazze che stavano sedute ai tavoli e attendevano l'invito di noi ragazzi. E poi, quando l'avventura finiva con la partenza dall'isola delle ragazze, le cartoline spedite in città, o le telefonate fatte dalle cabine con i gettoni. La testa piena di sogni. Eppure si era felici, anche senza usare lo smartphone. Non avevamo ancora la connessione a internet, ma erano quelli i tempi dell'età dell'oro della nostra generazione. La felicità semplicemente stava in quei materassi arrotolati che mettevamo sopra il portabagagli delle macchine, oppure sulle groppe degli asini che ci aiutavano a portarli nei magazzini di campagna da stendere sui sacchi di vegetali su cui prendere sonno nelle notti caldi di agosto. Albergava lì, e non possedevamo nemmeno la password.



Premio letterario Isola d'Elba, Brignetti

Le vicende vissute da un noto illustratore milanese burbero e affaccendato, chiamato a Napoli dalla figlia per accudire per quattro giorni il nipote mentre i genitori partecipano a un convegno, raccontate in 176 pagine fitte da Domenico Stornone, hanno convinto la maggioranza dei giurati del premio 'Elba, Brignetti'. Sicché, nella splendida cornice del chiostro del centro De Laugier gremito in ogni ordine di posti, il settantaquattrenne scrittore napoletano è stato incoronato vincitore. E' stato lui ad aggiudicarsi la 45esima edizione del concorso letterario Isola d'Elba, intitolato a Raffaello Brignetti. Ha sbaragliato il campo dagli altri due contendenti alla vittoria finale, Nicola Gardini che ha partecipato con “Viva il latino”, pubblicato da Garzanti e Fabio Stassi invece che aveva inviato ai giurati la sua ultima fatica, “La lettrice scomparsa”, edita da Sellerio. Domenico Starnone, a dovere di cronaca, era già stato finalista del premio Elba nel 2015 con il romanzo “Lacci” (Einaudi). La vittoria finale però arrise a Marco Missiroli, che aveva concorso con “Atti osceni in luogo privato" (Feltrinelli). Certo è che il 2017 è l'anno fortunato per Einaudi: sua è l'opera vincitrice dello Strega (“Le otto montagne” di Paolo Cognetti). Adesso si aggiunge nell'albo d'oro della casa torinese l'affermazione anche di “Scherzetti”. E tutto lascia presupporre che, dopo due affermazioni, ce ne possa essere pure una terza. Fatto è che era dal 2010 che al premio “Elba Brignetti” non trionfava un titolo edito da Einaudi. L'ultimo, in ordine di tempo, è stato "Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre” di Benedetta Tobagi. Dicevamo, un anno fortunato per l'editore torinese, ma non solo. Il 2017 è stato per il premio letterario elbano l' “edizione delle meraviglie”, stando alla definizione che ne ha dato Alberto Brandani, presidente della giuria letteraria. “Delle meraviglie – così ha spiegato il presidente – per lo spessore e l'importanza delle tre opere finaliste che sono tutt'e tre di primissimo ordine. Poi, perché a condurre la serata finale con cui si premiava il vincitore è stato il giornalista televisivo, nonché egli stesso scrittore, Franco Di Mare, che avrà al suo fianco personaggi come la showgirl Valeria Altobelli (alla seconda presenza sul palco del premio) e il cabarettista Demo Mura. Ma a impreziosire la serata è stata la partecipazione di Nicola Pietrangeli, indiscusso campione italiano di tennis di levatura mondiale. Poi la chicca: l'attribuzione del premio alla carriera di valenza isolana che è partito proprio da questa edizione e sarà rivolto a personaggi di spicco elbani. I giurati mi hanno dato carta bianca ed io ho pensato di consegnare questo riconoscimento a Giorgio Barsotti, presidente del comitato promotore del premio Elba”. “Sono emozionato nel ritirare questo riconoscimento – ha detto fra l'altro Giorgio Barsotti che era già sul palco per consegnare a Domenico Starnone il premio in denaro di 6mila euro – Ma mi corre l'obbligo di ricordare chi mi ha preceduto nella carica di presidente del comitato promotore del premio Elba, Antonio Bracali. Rivolgo a lui un saluto che credo gli giunga gradito, proprio in questo periodo in cui ha problemi di salute e l'augurio di una pronta guarigione”. Perfetta e impeccabile la conduzione di Franco Di Mare, che si è detto rapito dalle bellezze isolane. “All'anno – ha iniziato il conduttore – si pubblicano in Italia oltre 65 mila titoli; ma il problema è che ci sono pochi lettori. Quelli veri sono circa 3 milioni e mezzo. Bisogna invogliare di più la gente a leggere, per far crescere la nostra cultura nel mondo”. Ma veniamo a come si sono pronunciati i giurati sull'opera vincitrice. Per Marino Biondi si tratta di un romanzo dalla struttura gotica, romanzo di fantasmi che rivelano la complessità delle loro vite; sono pagine anche che parlano di Napoli. Ernesto Ferrero che ha letto al pubblico le motivazioni della giuria in base alle quali veniva attribuito il premio Elba ha aggiunto: “Lo spazio claustrofobico dell’appartamento di Napoli diventa il laboratorio teatrale d’un moderno 'De Senectute', che della vecchiaia esplora tutte le fragilità”. Ha precisato poi Alberto Brandani, presidente della giuria letteraria: “Starnone continua a scavare nello sfarinamento di una borghesia colta ed invecchiata nei suoi fantasmi e nelle sue incertezze. Con questo autore, uno dei nostri maggiori narratori, si conferma l’alto livello dei vincitori di un premio che Geno Pampaloni volle austero e silente. Austero è rimasto nella discrezione dei suoi giurati, nella sobrietà delle sue manifestazioni esteriori, nella libertà delle riunioni della giuria letteraria. Il silente rimanda alla solitudine che, in tempi di una falsa e superficiale socialità digitale, accompagna il lettore – ha concluso il presidente - nella sua insostituibile funzione di interprete del testo, in senso musicale”. E' stata poi la volta di Starnone. “Riconoscimento – ha detto – è una bella parola. Quando si scrive non si ha sempre la percezione che il messaggio che tu hai affidato alla pagina bianca sia stato o meno percepito dal lettore. La scrittura è sempre un atto che si consuma in solitudine: la parola resta sulla pagina. Quando avvengono eventi come quello di oggi – ha continuato Starnone – allora noi scrittori ci gratifichiamo un po' perché ciò che è uscito dalla nostra penna è stato condiviso e partecipato. E ciò non può che farci piacere”. Franco Di Mare, a questo punto, l'ha incalzato per conoscere la tecnica del suo lavoro di scrittore e, preso dalla foga del suo discorso, è incappato nell'errore (del tutto perdonabile) di confondere Torquato Tasso con Vittorio Alfieri. E' infatti quest'ultimo che. con la sua ferrea volontà. si legava alla sedia, pur di raggiungere lo scopo prefisso e non Torquato. “Ci si mette davanti al foglio da riempire – ha aggiunto Starnone – senza avere una dimensione dello spazio e del tempo. Certo è che si tratta sempre di una continua e costante rivisitazione di quanto abbiamo scritto, per affinare meglio i concetti e renderli più digeribili al pubblico”. I tempi erano maturi perché qualcuno tra il pubblico chiedesse al vincitore, lui che era di Napoli, se era in grado (o se la sentiva) di dare qualche indicazione in più al pubblico elbano sulla “misteriosa” scrittrice (perché nessuno la conosce fisicamente) Elena Ferrante, che i più dicono sia anche lei di Napoli. Ma nessuno ha provato a sollevare il velo del mistero. A cerimonia conclusa, è doveroso indirizzare 'un bravo' al Comitato organizzatore che si è avvalso della collaborazione del Comune di Portoferraio, Assessorato alla Cultura, del parco nazionale e del Confcommercio. Senza contare gli sponsor storici Acqua dell'Elba, Locman, Moby, Gruppo Nocentini che ha offerto il buffet, hotel Airone e il nuovo ingresso di Airlite. Qualche settimana di riposo e poi il comitato sarà già al lavoro per la prossima edizione del 2018.



mercoledì 12 luglio 2017

I mufloni e l'Elba

«La decisione di eradicare il muflone all'isola d'Elba non è stata presa 'per gli ingenti danni procurati all'agricoltura', ma semplicemente perché l'animale è una specie alloctona o aliena». Lo scrive il presidente del Parco nazionale Giampiero Sammuri, rispondendo a una lettera che gli era stata fatta recapitare da Delia Volpi, aderente a Wwf. E allo stesso tempo il presidente risponde anche alle altre numerose lettere pervenute nella sede del Parco, sempre inerenti il problema d'estirpare l'animale non autoctono. «Secondo la convenzione per la diversità biologica - aggiunge - si definisce aliena "una specie introdotta dall'uomo intenzionalmente o accidentalmente al di fuori del suo naturale areale distributivo, presente o passato". Il grande pubblico non sa che le specie aliene sono la seconda causa di perdita di biodiversità nel mondo, dopo la distruzione del l'habitat, come certifica la più grande organizzazione mondiale di conservazione della natura, la Iucn. Una prestigiosa e seria associazione ambientalista, Birdlife International, ha scritto in un paper di pochi anni fa, che le specie aliene hanno concorso all'estinzione del 50% delle specie di uccelli che si sono estinte negli ultimi 500 anni (68 su 135) e che delle 179 specie minacciate in modo critico secondo la red list dell'Iucn».Come se non bastasse, un documento a firma congiunta Cbd-Iucn del 2010 consigliava che l'eradicazione delle specie aliene è consigliata sopratutto nelle isole, dove le specie invasive fanno i danni più grandi alla fauna e flora autoctone, costituite in gran parte da endemismi, in tempi brevissimi. Quanto ai danni procurati dai mufloni il presidente del Parco evidenzia come nelle zone in cui è presente il muflone, il numero delle plantule (ciò le piccole piante che garantiscono il rinnovamento del bosco) è di solo il 14% rispetto alle piante adulte. È il contrario della situazione normale, quando dovrebbero essere più abbondanti, come infatti avviene nel settore orientale dell'isola, dove il muflone è assente, e dove sono il 172% delle adulte. «Il muflone non può essere - si legge nella nota - un'attrazione turistica. Se lo fosse, rappresenterebbe un modello sbagliato di rapporto dell'uomo con la natura, fatto di manipolazioni ed azioni che alterano i normali equilibri naturali. Il parco non è un giardino zoologico dove si va ad ammirare animali esotici, ma un territorio dove si salvaguardano i valori naturali che, quando sono alterati si cerca di ripristinare". E aggiunge: "Chi ha immessi gli animali e chi eventualmente lo ha permesso, ha sbagliato. Noi stiamo lavorando per riparare quest'errore. È sempre uno sbaglio immettere volontariamente o involontariamente da parte dell'uomo il muflone. Sinceramente ci dispiace che non voglia venire più nell'isola d'Elba. Mi permetto solo di farle notare - conclude la nota di Sammuri - che l'eradicazione del muflone la renderà proprio più "naturale e selvaggia" in quanto la sua presenza è assolutamente 'artificiale', che se non mi sbaglio è il contrario di naturale».

sabato 17 giugno 2017

Nuovo giorno

Vediamo le cose
attraverso un filtro
che ci deforma
la realtà

Dalla mia postazione
vedo la luna
Che mi importa
se nel mio giardino
il roseto è secco
Se la fonte non ha
più acqua

E' dentro di me
che non si è esaurita
la sorgente nova

E che esplosione
di gioia
se in questo deserto
scorgo un'inattesa forma di vita

_________________
da "Il mare in un bicchiere di plastica", 2011

"Music was my first love"

Sbarco alleati Marina di Campo 17 Giugno 1944