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venerdì 19 maggio 2017

Elba isola di poeti e narratori: Il mio primo incarico nella scuola di Luigi Cignon...

Elba isola di poeti e narratori: Il mio primo incarico nella scuola di Luigi Cignon...: Luigi Cignoni scrisse L’isola del diavolo ( Livorno, Editrice La Nuova Fortezza, 1989) dopo aver   insegnato dal 1979 al 1981 nella s...

sabato 22 aprile 2017

Lo Scoglio in edicola

E’ in edicola “Lo Scoglio”, la rivista nata nel 1983 per condividere con i lettori i risultati di ricerche storiche sull’isola d’Elba, senza trascurare alcuni temi di particolare attualità. Il numero primaverile ci accompagna in un viaggio tra passato e presente con un perno fisso: l’inderogabile necessità di tutelare il patrimonio culturale ed ambientale del nostro “microcosmo”.
Viene così riservato parecchio spazio alla Terra di Rio, alle recenti e passate barbarie che hanno depauperato le preziose testimonianze di una civiltà millenaria, ma anche alle valenze di pregio come il Museo Archeologico del Distretto Minerario ed alle buone pratiche che vedono le amministrazioni comunali della “Piaggia” e di Rio nell’Elba impegnate un percorso di cambiamento, non solo amministrativo, ma anche culturale. Gli articoli sono firmati da Valentina Caffieri, Gianfranco Vanagolli e Luigi Cignoni.
Grazie alla testimonianza di Giovanni Descalzo, un mozzo che approdò a Pomonte su un leudo genovese per caricare il vino, ecco uno spaccato della civiltà contadina degli anni venti dello scorso secolo, commentato da Beppe Tanelli e corredato con foto di paesaggi e persone di cent’anni fa.
Giancarlo Molinari rivela i sorprendenti retroscena di un naufragio avvenuto a Portoferraio nel gennaio del 1815, Silvestre Ferruzzi indaga sulle origini della Fortezza di Marciana, Umberto Gentini cura la cronaca della visita di Vittorio Emanuele III, venuto all’Elba per assistere alle “Grandi Manovre Combinate” del 1908.
Si tracciano poi i profili di personaggi che appartengono al nostro passato recente e si ricorda il dott. Giuseppe Bandi, il medico dei poveri, lo scrittore Felice Chilanti nei suoi soggiorni all’Elba, ma anche un popolano geniale come Gaetano Donati.
Altri articoli parlano di architettura liberty (scritto da Marisa Sardi), della visita al versante minerario di Pietro Leopoldo nel 1769 (di Giorgio Giusti), mentre Ilaria Monti ripercorre le tappe della coltivazione degli ulivi all’isola di Pianosa sulla scorta di documenti scovati nell’archivio storico di Firenze.
Lo Scoglio” fresco di stampa presenta inoltre una ricchissima documentazione fotografica con immagini mai pubblicate, fortemente evocative degli avvenimenti narrati nei diversi redazionali.






mercoledì 29 marzo 2017

Lo scrigno delle risorse del sottosuolo nell'arcipelago

Non finisce di stupirci l'arcipelago toscano. Non solo per le sue eccellenze di carattere ambientale e naturalistico note un po' a tutti. Ma anche per le preziose risorse che esso custodisce da millenni nel suo sottosuolo. Parte già ampiamente sfruttate. Parte ancora no. Ne sono prova i giacimenti minerari dell'Elba. Oggi l'ultimo episodio di cronaca. Protagonista il triangolo di mare compreso tra l’Elba, Pianosa e lo Scoglio dell’Africhella. E' stato documentato che dal fondale marino emerge l’energia con una forza misteriosa. Si tratta di miscele di gas che giungono sulla superficie del mare, modificando l’habitat sottomarino. Sono segni tangibili di un’attività geologica sottomarina. Dalle analisi che sono state condotte recentemente, dopo che un team di pescatori di Campo nell'Elba avevano ripreso con il telefonino una colonna di acqua, fango, gas e detriti uscire con forza dal mare e la Capitaneria di porto, informata dell'accaduto, aveva emesso un’ordinanza con cui si vietava l’accesso alle imbarcazioni nel raggio di 500 metri dal punto in cui era stato segnalato il fenomeno fangoso, tutto sarebbe riconducibile all’energia sprigionata da alcune sacche di metano nascoste nel sottosuolo a nord dell'Africhella. Il mare che ribolle in quel tratto di mare non sarebbe causato da altro che dal gas naturale. Il quale, molto probabilmente, è spinto in superficie dell’acqua dall’attività di un piccolo vulcano di fango. A queste conclusioni sono giunti gli esperti dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), in seguito all’analisi dei dati raccolti nello spicchio di mare tra Pianosa, Montecristo e l’isola d’Elba. Ne ha fornito ampia documentazione “Il Tirreno” dell'Elba, il quale così aggiunge: “I prelievi chimico-fisici dell’acqua di fronte all’Africhella hanno dato degli indizi importanti agli studiosi, in grado finalmente di decriptare il mistero venuto fuori in modo sorprendente giovedì scorso, quando una colonna di acqua, gas, fango e detriti, altra dieci metri, emerse sulla superficie dell’acqua, lasciando sbigottiti alcuni pescatori di Campo nell’Elba”. Viene anche riportata, in altro articolo del giornale locale, la dichiarazione di Gilberto Saccorotti, direttore dell’Ingv toscano che dichiara al giornalista che l'ha intervistato: «Nel mare dell’Africhella è stato rilevato un grande arricchimento in metano e il fondale un po’ rimaneggiato. Ciò lascia presupporre che vi sia stata un’emissione di una miscela di gas, a prevalenza metano, resa violenta dall’ostruzione operata dai sedimenti. Ciò è confermato dal rilevamento in quel tratto di sostenute emissioni di bollicine sostenute dal fondale». Il metano, dunque, o meglio l’energia sotterranea del metano, dunque, sarebbe la causa alla base dell’evento. Del resto, le analisi chimico-fisiche dell’acqua confermano gli indizi che in questi giorni sono stati rimessi insieme, come tessere di un mosaico. Del resto, la presenza di metano nel mare tra l’isola d’Elba e la Corsica fu rilevata già nel 1968, con lo studio pubblicato da due geologi dell’Istituto di geologia di Genova. Quindi, tra gli anni Settanta e Ottanta, a pochi chilometri dall’Africhella, l' Agip ha aperto i due pozzi Martina 1 e Mimosa 1, trovando in entrambi casi il gas. Ma non fu avviato un programma di sfruttamento perché il deposito non aveva una quantità tale da avviare un piano industriale in tal senso. Allora, ecco, svelato il mistero del “geyser di fango”. Le sacche di metano si gonfiano nella pancia del sottosuolo, senza trovare sfogo all’esterno dato che sono chiuse dai sedimenti di argilla e fango. Il tappo impedisce al gas di fuoruscire. Carica il fondale di un’energia che non è in grado di esprimersi. E solo quando il gas ha incamerato la forza necessaria, ecco che il tappo si rompe. Il vulcano di fango che fino a pochi istanti prima sembrava addormentato a poche decine di metri di profondità, esplode la potenza repressa fino ad allora, portandosi dietro fango e detriti. Fino alla superficie dell’acqua. Anzi oltre, visto che i pescatori di Campo nell’Elba dicono di aver visto alzarsi dal mare dell’Africhella una colonna alta dieci metri. E poi, infine, c'è il fenomeno d'acqua calda che fuoriesce da pozzo di Cavo, nel Comune di Rio Marina all'Isola d'Elba. Sono tutte espressioni di quanto la natura sia stata generosa con l'arcipelago toscano. Non dovrebbe essere lontano il tempo di pensare a sfruttare quest'energia che ci viene regalata dal sottosuolo tirrenico.

martedì 14 marzo 2017

Un referendum per decidere sulla fusione di Rio Elba

Potrebbe avvenire con un referendum la probabile fusione delle due municipalità dell'Elba orientale, Rio Marina, nata da una costola di Rio nell'Elba e quest'ultimo Comune collinare. Sarebbe, come si dice in gergo popolare, un ritorno al passato. E perché no? Potrebbe anche costituire il primo passo da cui partire per vedere l'inizio di una ridistribuzione e riorganizzazione amministrativa, per altro caldeggiata dal nostro Parlamento, sulla maggiore isola della Toscana che conta otto Comuni, su una superficie di poco oltre i 220 kmq. Accorparsi. È questa la proposta formalizzata dai primi due cittadini del versante orientale dell'Isola, Claudio De Santi e Renzo Galli, di costituire un unico ente. 
I due primi cittadini hanno lanciato la sfida: la parola ora passa ai cittadini che saranno chiamati, entro il prossimo ottobre, alle urne a pronunciarsi sul quesito se vogliono oppure no unirsi e ritornare a com'erano prima. Intanto in questa primavera le due amministrazioni comunali hanno indetto una serie di assemblee pubbliche per saggiare il terreno sulla proposta. Dopodiché sarà la Regione a stabilire i tempi e i luoghi, per procedere a una consultazione referendaria. E naturalmente le opinioni si rincorrono. Si contrastano.
C'è chi è favorevole e vede di buon occhio lo snellimento della macchina burocratica.
Chi invece è scettico, temendo di finire come il figlio minore di un organismo tutto da creare e 
inventare. Paura di perdere il potere. Timore del cambiamento. Tutto resta in sospeso. 
E ancora una volta è la storia a venirci incontro, risalendo alle cronache molto agitate di quell'estate 
del 1882, quando avvenne il distacco della Piaggia dal Colle di Rio. Un evento traumatico, che si è 
tramandato di generazione in generazione culminando con le “sassaiole” dei Riesi di su che non
desideravano i Riesi di giù il giorno di Pasquetta a Santa Caterina. Perché “Santa Caterina è nostra”.
 Fino alla seconda metà dell'Ottocento, la cosa pubblica era amministrata dalla classe costituita da
 proprietari terrieri, poco inclini alle modernizzazioni. Alla Marina di Rio, invece, era iniziato quel
processo che vide prendere sempre più vigore la marineria imprenditoriale, legata allo sviluppo 
dell'attività mineraria in pieno crescita, e quindi sempre più marcato desiderio di autogovernarsi. 
Obiettivo che fu centrato nel luglio 1882. Ma veniamo alle cronache di quei giorni così intensi e 
convulsi. Sono passati alla storia come le “Quattro giornate di Rio Castello”, quelle che culminarono 
successivamente con la scissione della municipalità riese in due enti distinti e che costituì, nel 1882, 
la nascita del Comune di Rio Marina, nato da Rio Castello. Un risultato assai travagliato e mal digerito,
 soprattutto della comunità collinare. All’origine della divisione il ruo coperto, 
nella seconda metà dell'Ottocento, dalla Marina di Rio, chiamata dai riesi del coccolo in su, 
in modo dispregiativo la “Piaggia”. Rio Marina era il settimo scalo commerciale d'Italia e allora 
per questo il deputato della Sanità Marittima era un personaggio di spicco. Lo era, difatti, 
Alessandro Del Bono, padre di Pilade. La famiglia Del Bono si legò in affari con gli Scappini e 
Tonietti che erano padroni di una quindicina di grossi bastimenti. 
Ma è con l'ascesa di Pilade Del Bono che si comincia formare nella nuova Marina di Rio una coscienza
politica. Dal 1850 al 1880 il piccolo villaggio di baracche di pescatori assistè a una crescita della 
popolazione, grazie all'imprenditoria navale e alla marineria padronale. 
Un raddoppio di residenti che si lega ai nuovi affittuari delle miniere di ferro, i Bastogi. 
Siamo in pieno periodo della rivoluzione industriale in Italia, che coinvolse anche le miniere dell'Elba. 
Il raddoppio della popolazione residente sulla Marina iniziò a creare problemi al Comune di Rio Elba.
I consiglieri della Piaggia crebbero di numero, fino ad arrivare di pari entità con quelli del capoluogo, 
per poi finire con il sorpassarli. Fino a quel periodo il municipio era amministrato da proprietari terrieri,
professori, notai, la cui rendita era fondiaria. Quelli della Marina invece erano legati al commercio 
e al mare. Tutti gli uffici erano a Rio. La Piaggia invece non era ancora urbanizzata. 
Le due formazioni consiliari cominciarono a darsi battaglia. Che sfociarono in disordini e 
rivolte di piazza. 
  
Ha scritto sullo “Scoglio” Chiara Bartolini: 
“Ci vollero la forza dell'ordine, l'esercito e i carabinieri per sedare la rivolta, della quale uno dei 
principali fautori fu Pilade Del Bono”. Le parti contrapposte ebbero spazio 
nelle colonne del periodico 
“Lo Sciabecco”, da dove Pilade accusò la classe dirigente di Rio Castello di essere invidiosa 
degli abitanti della Marina che avevano lasciato la lavorazione dei campi, per andare invece 
ad arare il mare. La scissione fu una conseguenza naturale. Dopo più di cento trent'anni, 
con la chiusura dell'attività di scavo nelle miniere a cielo aperto e, di conseguenza, 
il depauperamento dell'imprenditoria marittima, con l'unica risorsa rappresentata dal turismo, 
sebbene questo versante dell'Isola sia stato ampiamente violentato dall'industria miniera
 (e mai recuperato -se non in minima parte- dal punto di vista del ripristino ambientale), 
l'unica chance che si profila all'orizzonte da cui gli enti pubblici possano attingere alle risorse
 finanziarie è quella di unire le forze, per disporre un pacchetto unico da “vendere” nel marketing 
del turismo. Vediamo se i tempi sono maturi.
                                                                                                                                         L.C.