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sabato 17 giugno 2017

Nuovo giorno

Vediamo le cose
attraverso un filtro
che ci deforma
la realtà

Dalla mia postazione
vedo la luna
Che mi importa
se nel mio giardino
il roseto è secco
Se la fonte non ha
più acqua

E' dentro di me
che non si è esaurita
la sorgente nova

E che esplosione
di gioia
se in questo deserto
scorgo un'inattesa forma di vita

_________________
da "Il mare in un bicchiere di plastica", 2011

"Music was my first love"

Sbarco alleati Marina di Campo 17 Giugno 1944

venerdì 16 giugno 2017

La festa del Padreterno

Domenica scorsa, 11 giugno, si festeggiava la ricorrenza della Ss. Trinità. Meglio conosciuta come la festa del Padreterno. A Rio nell'Elba, sul versante orientale dell'Isola, si trova l'unico tempio sacro esistente sull'Isola dedicato alla Trinità. Che meraviglia c'è, se nel corso dei secoli questa località è sempre stata fatta oggetto di venerazione da parte delle popolazioni di questo versante e non solo? Non è mancata pure quest'anno, anche se, in questa recentissima occasione, qualcosa non ha girato per il verso giusto. Mi riferisco all'affluenza di fedeli, sebbene non siano mancate le celebrazioni liturgiche con il triduo di preparazione all'evento e con le celebrazioni delle messe. Ma a chi ha superato come me i sessant'anni, viene spontaneo fare un raffronto fra quelle che erano le feste del Padreterno negli anni scorsi e le moderne edizioni. Dal paragone non può che rimanere sconcertato. Cosa è mai avvenuto? Perdita di valori? Crisi spirituali? Smarrimento di fede? O, peggio ancora, non sapere più chi siamo, nella consapevolezza di aver perduto il bagaglio di tradizioni da consegnare alle nuove generazioni? Un po' di tutto questo. E altro ancora. La festa del Padreterno 2017 è stata una ricorrenza squisitamente religiosa. E basta. Qualcuno sarà contento, ma quella frenesia, quella agitazione popolare che si riscontrava in questo periodo particolare dell'anno, oggi non s'è avvertita. Negli anni Sessanta noi ragazzi capivamo che si avvicinava la festa da una decina di giorni prima. Era la festa che salutava la primavera. Per noi era un'esplosione di giubilo, visto che potevamo spingerci a giocare oltre le mura del paese e arrivare alla chiesetta che dista circa un chilometro dal paese. Lo si capiva dalla donne pie, che nel tardo pomeriggio si recavano a frotte in preghiera per la pratica della novena. Lo si intuiva dai minatori che, al termine del turno di lavoro a Rio Albano, o alla miniera del Ginepro, si mettevano sulle spalle i piloni di legno per costruire la luminaria di lampadine lungo la strada che dal paese portava alla chiesetta. E che spettacolo ammirarle di notte. Lo si desumeva dalla croce in ferro battuto, tutta illuminata di sera con cento e passa lampadine che veniva issata sul campanile e dalla facciata della chiesa parrocchiale illuminata anch'essa come mai lo si era visto. Tutto questo in preparazione. E il giorno della festa, solenne processione con la banda musicale e i bambini e le bambine della prima comunione in abiti della cerimonia ad aprire il corteo dietro allo stendardo rosso, come erano rosse le colline delle miniere. Centinaia di persone che raggiungevano la chiesetta e assistevano sotto il porticato o nei campi alla messa celebrata il più delle volte dal vescovo. Venivano da altri paesi i fedeli che il tempietto non riusciva a contenere. Riesi che risiedevano in continente, ma che per il Padreterno tornavano al paese, per presentarsi davanti al quadro e dire “Eccomi”. Un desiderio intimo, non solo di appartenenza alla comunità, ma avere dentro di sé la certezza di avere per amico Dio. E se il rapporto non si intendesse in questi termini, che senso avrebbe nell'Ottocento che i maggiorenti del Comune appena eletti venissero qui a giurare fedeltà allo Statuto comunale? Il sacro che si sposava con il profano. Chiamando Dio a testimone delle proprie azioni. Non si giura forse ancora sulla Bibbia nei processi degli Usa? Gli antichi Etruschi non interpellavano forse i Lucumoni per le loro maggiori imprese? Noi non proveniamo da questo unico ceppo di popolo? Non è forse qui che la gente riese e poi elbana si riunì nella festa del Padreterno del maggio 1915, per chiedere la protezione divina sui propri figli, mariti, fidanzati strappati dai campi, dalla pesca o dalle miniere chiamati alle armi allo scoppio della Grande Guerra? Non accadde proprio qui, nel tremendo inverno del 1944, che la popolazione trovò le coperte militari con cui ripararsi dal freddo o per farci dei cappotti per l'incipiente inverno? Potesse, questo stupendo quadro della Trinità del XVIII secolo, raccontare le vicenda di cui è stato testimone, riempirebbe pagine e pagine di scritto. Se considerate tutto questo, non vi stupirete se l'allora vescovo della diocesi di Massa Marittima, Faustino Baldini, al termine dell'ultima guerra, riportò dalla canonica della parrocchia riese dove fu conservato il quadro della Trinità nella sua storica dimora, guidando una processione che i vecchi ancora ricordano? Le donne furono invitate a mettere fuori dalle finestre le coperte migliori. Una festa popolare in grande stile. E poi c'è l'aspetto per così dire pagano del Padreterno. Me l'ha ricordato un anziano in carrozzella che stazionava, quest'11 giugno, sotto i portici, all'ingresso della chiesetta. “Te li ricordi gli archi di mortella? – mi chiese – E le bandierine in piazza? E la corsa dei cavalli, le gare delle biciclette? Le bande musicali in piazza e la sera il ballo finale, con i fuochi artificiali a mezzanotte?”. Oggi niente di tutto questo. Una tabula rasa. Che rischia addirittura di annullare la memoria. Mentre quell'uomo parlava, mi veniva a mente il passo che dice che è necessario che il seme muoia, per portare frutto. La mia allora non era altro che una testimonianza della fine di un'epoca fra il Novecento e il Duemila. E l'annuncio di tempi nuovi. Di nuove frontiere. Sarei dovuto partire dal Padreterno con la morte nell'anima. Invece uscivo, rendendomi conto che stavo aprendo le porte alla speranza, convinto com'ero che sarebbero arrivate nuove stagioni per l'Uomo. Con quali forme, sotto quali aspetti, era tutto da scoprire.

giovedì 15 giugno 2017

Il parco e i mufloni

«La decisione di eradicare il muflone all'isola d'Elba non è stata presa 'per gli ingenti danni procurati all'agricoltura', ma semplicemente perché l'animale è una specie alloctona o aliena». Lo scrive il presidente del Parco nazionale Giampiero Sammuri, rispondendo a una lettera che gli era stata fatta recapitare da Delia Volpi, aderente a Wwf. E allo stesso tempo il presidente risponde anche alle altre numerose lettere pervenute nella sede del Parco, sempre inerenti il problema d'estirpare l'animale non autoctono. «Secondo la convenzione per la diversità biologica - aggiunge - si definisce aliena "una specie introdotta dall'uomo intenzionalmente o accidentalmente al di fuori del suo naturale areale distributivo, presente o passato". Il grande pubblico non sa che le specie aliene sono la seconda causa di perdita di biodiversità nel mondo, dopo la distruzione del l'habitat, come certifica la più grande organizzazione mondiale di conservazione della natura, la Iucn. Una prestigiosa e seria associazione ambientalista, Birdlife International, ha scritto in un paper di pochi anni fa, che le specie aliene hanno concorso all'estinzione del 50% delle specie di uccelli che si sono estinte negli ultimi 500 anni (68 su 135) e che delle 179 specie minacciate in modo critico secondo la red list dell'Iucn».Come se non bastasse, un documento a firma congiunta Cbd-Iucn del 2010 consigliava che l'eradicazione delle specie aliene è consigliata sopratutto nelle isole, dove le specie invasive fanno i danni più grandi alla fauna e flora autoctone, costituite in gran parte da endemismi, in tempi brevissimi. Quanto ai danni procurati dai mufloni il presidente del Parco evidenzia come nelle zone in cui è presente il muflone, il numero delle plantule (ciò le piccole piante che garantiscono il rinnovamento del bosco) è di solo il 14% rispetto alle piante adulte. È il contrario della situazione normale, quando dovrebbero essere più abbondanti, come infatti avviene nel settore orientale dell'isola, dove il muflone è assente, e dove sono il 172% delle adulte. «Il muflone non può essere - si legge nella nota - un'attrazione turistica. Se lo fosse, rappresenterebbe un modello sbagliato di rapporto dell'uomo con la natura, fatto di manipolazioni ed azioni che alterano i normali equilibri naturali. Il parco non è un giardino zoologico dove si va ad ammirare animali esotici, ma un territorio dove si salvaguardano i valori naturali che, quando sono alterati si cerca di ripristinare". E aggiunge: "Chi ha immessi gli animali e chi eventualmente lo ha permesso, ha sbagliato. Noi stiamo lavorando per riparare quest'errore. È sempre uno sbaglio immettere volontariamente o involontariamente da parte dell'uomo il muflone. Sinceramente ci dispiace che non voglia venire più nell'isola d'Elba. Mi permetto solo di farle notare - conclude la nota di Sammuri - che l'eradicazione del muflone la renderà proprio più "naturale e selvaggia" in quanto la sua presenza è assolutamente 'artificiale', che se non mi sbaglio è il contrario di naturale».

domenica 28 maggio 2017

Il Comune di Rio

La giunta regionale ha approvato all'unanimità il progetto di fusione dei due Comuni del versante orientale dell'isola, Rio Elba e Rio Marina. Il passo successivo sarà quello dell'esame del provvedimento in seno alla commissione della Regione. Dopodiché il progetto approderà in seduta di consiglio per le valutazioni e le approvazioni finali. Di fatto, si sono concluse le procedure che riguardavano le sedi amministrative locali. Da ieri si sono aperte invece quelle fiorentine. L'ultimo atto dei sindaci di Rio Marina, Renzo Galli e di Rio nell'Elba, Claudio De Santi è stato la presentazione formale della proposta del progetto di legge che andrà a disciplinare la procedura di fusione dei due Comuni elbani e dovrà indire il referendum popolare. Facciamo un passo indietro. La fase elbana era stata caratterizzata da una prima delibera di indirizzo dei due consigli comunali. In seconda battuta erano state organizzate dai due sindaci nelle rispettive sedi di appartenenza (frazioni comprese) delle assemblee dei cittadini. Infine si era assistito alle deliberazioni finali che hanno deciso i principi fondamentali della fusione. Primo di tutti il nome del nuovo comune, che sarà "Rio". Qualora il referendum che sarà indetto dalla Regione nel mese di ottobre dovesse risultare favorevole all'accorpamento, la decorrenza del nuovo ente sarà dal 1°gennaio 2018. Successivamente a questa data bisognerà rivedere l'articolazione territoriale che comprenderà due municipi amministrativi: a Rio nell'Elba risiederà il consiglio comunale, mentre a Rio Marina il sindaco. Comunque tutto questo sarà contemplato e previsto nello Statuto del nuovo Comune che le due Amministrazioni hanno intenzione di far deliberare dai rispettivi Consigli Comunali dopo il referendum. Altra considerazione fondamentale: la nuova organizzazione degli Uffici. Essa sarà articolata sui due municipi con la suddivisione dei servizi e la costituzione di front-office per rispondere comunque alle richieste dei cittadini anche per quelli insediati presso l'altro Municipio. «Da adesso - rivela Claudio De Santi - inizia il percorso di redazione del testo della legge. Mi dichiaro soddisfatto dell'enorme opportunità che ci viene offerta. Spero che sia recepita dalla cittadinanza che non è politica, ma un processo finalizzato a dare una svolta ai piccoli enti come il nostro e a farli continuare ad esistere». Anche per Giovanni Muti, vicesindaco di Rio Marina la fusione è un'occasione da sfruttare fino in fondo. «Per continuare a offrire dei servizi ai nostri cittadini adeguati alle esigenze e ai bisogni di una società avanzata com'è la nostra». A livello locale da oggi la palla passa ai rispettivi comitati per il Sì e per il No. «Ai quali auguriamo - concludono infine all'unisono i due sindaci riesi - un buon lavoro e un sereno e democratico dibattito sulle rispettive ragioni».

venerdì 26 maggio 2017

Nuova carta dei sentieri dell'arcipelago toscano

Una nuova carta dei sentieri del parco nazionale arcipelago toscano. E' distribuita proprio in questo periodo. Si tratta di un progetto cartografico per la diffusione e promozione in digitale e in analogico della carta escursionistica dell’Isola d’Elba e delle altre sei isole dell’Arcipelago Toscano. Le mappe sono disponibili in due versioni. Una per l’Elba e una per l’intero Arcipelago Toscano. Sono state realizzate in polyart, una speciale carta sintetica che può essere utilizzata nelle condizioni più ardue, resistente a strappi, manipolazioni continue, acqua, olio e molte sostanze chimiche. Tutte le mappe hanno il loro equivalente digitale per smartphone e tablet (iOS, Android, Windows) attraverso l’applicazione: Avenza Maps di Avenza Systems Inc. per ognuna delle 7 isole dell’arcipelago scaricabile gratuitamente. I dati della carta geografica che serve per realizzare le carte digitali e a sostituire i file delle carte nello store saranno aggiornati annualmente. Gli utenti che avranno scaricato le carte, avranno diritto anche a tutti i successivi aggiornamenti. E’ stata prodotta anche una mini mappa turistica tascabile per l’Elba e per il Giglio in scala 1:50.000 con l’evidenza delle spiagge. Le mini mappe sono acquistabili presso distributori automatici dedicati, posizionati nella sede del Parco all’Enfola, all’Info Park a Portoferraio, nelle case del Parco di Marciana e Rio nell’Elba e nel punto informativo del Parco all’Isola del Giglio. Ha detto il presidente Giampiero Sammuri: Prodotto utilissimo e al passo coi tempi – ha sottolineato - grazie alla App è possibile scaricare le mappe di tutte le isole sul proprio cellulare e registrare la propria posizione e il percorso fatto. Si tratta di prodotti cartografici tra i più aggiornati e precisi presenti sul mercato. Il progetto cartografico è stato possibile a seguito della georeferenziazione di tutti i sentieri del Parco, una ricognizione, mai fatta prima grazie alla quale è stato possibile realizzare un prodotto completo sia cartaceo che digitale con una carta topografica di precisione che include i sentieri ufficiali del Parco su tutte le isole dell’Arcipelago Toscano”. Oltre ai sentieri ufficiali del Parco rilevati con GPS, sono indicati tutti i punti d’interesse, le aree protette a terra e a mare, le informazioni culturali e logistiche. Una carta rappresenta l’Isola d’Elba a scala 1:25.000 (fronte e retro), l’altra carta rappresenta le singole isole a scala 1:15.000. Sulla carta dell’Isola d’Elba è presente un estratto dedicato alla mountain bike (Capoliveri Bike Park) con i percorsi ufficiali corredati di scheda tecnica (lunghezza, dislivello, pendenza, difficoltà). In totale sono stati riportati 435 km di sentieri, 684 km di strade sterrate e 440 km di Strade asfaltate. Intanto, sono in corso i lavori di manutenzione della sentieristica che includono anche il posizionamento della nuova cartellonistica e la nuova segnatura dei sentieri con l’ obiettivo di ottenere una segnaletica univoca in collaborazione con il CAI regionale. Nella cartina in vendita è già riportata la nuova segnatura ed è stata allegata la legenda con la corrispondenza tra vecchie e nuova segnatura in attesa del completamento dei lavori per il prossimo settembre 2017.