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sabato 22 aprile 2017

Lo Scoglio in edicola

E’ in edicola “Lo Scoglio”, la rivista nata nel 1983 per condividere con i lettori i risultati di ricerche storiche sull’isola d’Elba, senza trascurare alcuni temi di particolare attualità. Il numero primaverile ci accompagna in un viaggio tra passato e presente con un perno fisso: l’inderogabile necessità di tutelare il patrimonio culturale ed ambientale del nostro “microcosmo”.
Viene così riservato parecchio spazio alla Terra di Rio, alle recenti e passate barbarie che hanno depauperato le preziose testimonianze di una civiltà millenaria, ma anche alle valenze di pregio come il Museo Archeologico del Distretto Minerario ed alle buone pratiche che vedono le amministrazioni comunali della “Piaggia” e di Rio nell’Elba impegnate un percorso di cambiamento, non solo amministrativo, ma anche culturale. Gli articoli sono firmati da Valentina Caffieri, Gianfranco Vanagolli e Luigi Cignoni.
Grazie alla testimonianza di Giovanni Descalzo, un mozzo che approdò a Pomonte su un leudo genovese per caricare il vino, ecco uno spaccato della civiltà contadina degli anni venti dello scorso secolo, commentato da Beppe Tanelli e corredato con foto di paesaggi e persone di cent’anni fa.
Giancarlo Molinari rivela i sorprendenti retroscena di un naufragio avvenuto a Portoferraio nel gennaio del 1815, Silvestre Ferruzzi indaga sulle origini della Fortezza di Marciana, Umberto Gentini cura la cronaca della visita di Vittorio Emanuele III, venuto all’Elba per assistere alle “Grandi Manovre Combinate” del 1908.
Si tracciano poi i profili di personaggi che appartengono al nostro passato recente e si ricorda il dott. Giuseppe Bandi, il medico dei poveri, lo scrittore Felice Chilanti nei suoi soggiorni all’Elba, ma anche un popolano geniale come Gaetano Donati.
Altri articoli parlano di architettura liberty (scritto da Marisa Sardi), della visita al versante minerario di Pietro Leopoldo nel 1769 (di Giorgio Giusti), mentre Ilaria Monti ripercorre le tappe della coltivazione degli ulivi all’isola di Pianosa sulla scorta di documenti scovati nell’archivio storico di Firenze.
Lo Scoglio” fresco di stampa presenta inoltre una ricchissima documentazione fotografica con immagini mai pubblicate, fortemente evocative degli avvenimenti narrati nei diversi redazionali.






mercoledì 29 marzo 2017

Lo scrigno delle risorse del sottosuolo nell'arcipelago

Non finisce di stupirci l'arcipelago toscano. Non solo per le sue eccellenze di carattere ambientale e naturalistico note un po' a tutti. Ma anche per le preziose risorse che esso custodisce da millenni nel suo sottosuolo. Parte già ampiamente sfruttate. Parte ancora no. Ne sono prova i giacimenti minerari dell'Elba. Oggi l'ultimo episodio di cronaca. Protagonista il triangolo di mare compreso tra l’Elba, Pianosa e lo Scoglio dell’Africhella. E' stato documentato che dal fondale marino emerge l’energia con una forza misteriosa. Si tratta di miscele di gas che giungono sulla superficie del mare, modificando l’habitat sottomarino. Sono segni tangibili di un’attività geologica sottomarina. Dalle analisi che sono state condotte recentemente, dopo che un team di pescatori di Campo nell'Elba avevano ripreso con il telefonino una colonna di acqua, fango, gas e detriti uscire con forza dal mare e la Capitaneria di porto, informata dell'accaduto, aveva emesso un’ordinanza con cui si vietava l’accesso alle imbarcazioni nel raggio di 500 metri dal punto in cui era stato segnalato il fenomeno fangoso, tutto sarebbe riconducibile all’energia sprigionata da alcune sacche di metano nascoste nel sottosuolo a nord dell'Africhella. Il mare che ribolle in quel tratto di mare non sarebbe causato da altro che dal gas naturale. Il quale, molto probabilmente, è spinto in superficie dell’acqua dall’attività di un piccolo vulcano di fango. A queste conclusioni sono giunti gli esperti dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), in seguito all’analisi dei dati raccolti nello spicchio di mare tra Pianosa, Montecristo e l’isola d’Elba. Ne ha fornito ampia documentazione “Il Tirreno” dell'Elba, il quale così aggiunge: “I prelievi chimico-fisici dell’acqua di fronte all’Africhella hanno dato degli indizi importanti agli studiosi, in grado finalmente di decriptare il mistero venuto fuori in modo sorprendente giovedì scorso, quando una colonna di acqua, gas, fango e detriti, altra dieci metri, emerse sulla superficie dell’acqua, lasciando sbigottiti alcuni pescatori di Campo nell’Elba”. Viene anche riportata, in altro articolo del giornale locale, la dichiarazione di Gilberto Saccorotti, direttore dell’Ingv toscano che dichiara al giornalista che l'ha intervistato: «Nel mare dell’Africhella è stato rilevato un grande arricchimento in metano e il fondale un po’ rimaneggiato. Ciò lascia presupporre che vi sia stata un’emissione di una miscela di gas, a prevalenza metano, resa violenta dall’ostruzione operata dai sedimenti. Ciò è confermato dal rilevamento in quel tratto di sostenute emissioni di bollicine sostenute dal fondale». Il metano, dunque, o meglio l’energia sotterranea del metano, dunque, sarebbe la causa alla base dell’evento. Del resto, le analisi chimico-fisiche dell’acqua confermano gli indizi che in questi giorni sono stati rimessi insieme, come tessere di un mosaico. Del resto, la presenza di metano nel mare tra l’isola d’Elba e la Corsica fu rilevata già nel 1968, con lo studio pubblicato da due geologi dell’Istituto di geologia di Genova. Quindi, tra gli anni Settanta e Ottanta, a pochi chilometri dall’Africhella, l' Agip ha aperto i due pozzi Martina 1 e Mimosa 1, trovando in entrambi casi il gas. Ma non fu avviato un programma di sfruttamento perché il deposito non aveva una quantità tale da avviare un piano industriale in tal senso. Allora, ecco, svelato il mistero del “geyser di fango”. Le sacche di metano si gonfiano nella pancia del sottosuolo, senza trovare sfogo all’esterno dato che sono chiuse dai sedimenti di argilla e fango. Il tappo impedisce al gas di fuoruscire. Carica il fondale di un’energia che non è in grado di esprimersi. E solo quando il gas ha incamerato la forza necessaria, ecco che il tappo si rompe. Il vulcano di fango che fino a pochi istanti prima sembrava addormentato a poche decine di metri di profondità, esplode la potenza repressa fino ad allora, portandosi dietro fango e detriti. Fino alla superficie dell’acqua. Anzi oltre, visto che i pescatori di Campo nell’Elba dicono di aver visto alzarsi dal mare dell’Africhella una colonna alta dieci metri. E poi, infine, c'è il fenomeno d'acqua calda che fuoriesce da pozzo di Cavo, nel Comune di Rio Marina all'Isola d'Elba. Sono tutte espressioni di quanto la natura sia stata generosa con l'arcipelago toscano. Non dovrebbe essere lontano il tempo di pensare a sfruttare quest'energia che ci viene regalata dal sottosuolo tirrenico.

martedì 14 marzo 2017

Un referendum per decidere sulla fusione di Rio Elba

Potrebbe avvenire con un referendum la probabile fusione delle due municipalità dell'Elba orientale, Rio Marina, nata da una costola di Rio nell'Elba e quest'ultimo Comune collinare. Sarebbe, come si dice in gergo popolare, un ritorno al passato. E perché no? Potrebbe anche costituire il primo passo da cui partire per vedere l'inizio di una ridistribuzione e riorganizzazione amministrativa, per altro caldeggiata dal nostro Parlamento, sulla maggiore isola della Toscana che conta otto Comuni, su una superficie di poco oltre i 220 kmq. Accorparsi. È questa la proposta formalizzata dai primi due cittadini del versante orientale dell'Isola, Claudio De Santi e Renzo Galli, di costituire un unico ente. 
I due primi cittadini hanno lanciato la sfida: la parola ora passa ai cittadini che saranno chiamati, entro il prossimo ottobre, alle urne a pronunciarsi sul quesito se vogliono oppure no unirsi e ritornare a com'erano prima. Intanto in questa primavera le due amministrazioni comunali hanno indetto una serie di assemblee pubbliche per saggiare il terreno sulla proposta. Dopodiché sarà la Regione a stabilire i tempi e i luoghi, per procedere a una consultazione referendaria. E naturalmente le opinioni si rincorrono. Si contrastano.
C'è chi è favorevole e vede di buon occhio lo snellimento della macchina burocratica.
Chi invece è scettico, temendo di finire come il figlio minore di un organismo tutto da creare e 
inventare. Paura di perdere il potere. Timore del cambiamento. Tutto resta in sospeso. 
E ancora una volta è la storia a venirci incontro, risalendo alle cronache molto agitate di quell'estate 
del 1882, quando avvenne il distacco della Piaggia dal Colle di Rio. Un evento traumatico, che si è 
tramandato di generazione in generazione culminando con le “sassaiole” dei Riesi di su che non
desideravano i Riesi di giù il giorno di Pasquetta a Santa Caterina. Perché “Santa Caterina è nostra”.
 Fino alla seconda metà dell'Ottocento, la cosa pubblica era amministrata dalla classe costituita da
 proprietari terrieri, poco inclini alle modernizzazioni. Alla Marina di Rio, invece, era iniziato quel
processo che vide prendere sempre più vigore la marineria imprenditoriale, legata allo sviluppo 
dell'attività mineraria in pieno crescita, e quindi sempre più marcato desiderio di autogovernarsi. 
Obiettivo che fu centrato nel luglio 1882. Ma veniamo alle cronache di quei giorni così intensi e 
convulsi. Sono passati alla storia come le “Quattro giornate di Rio Castello”, quelle che culminarono 
successivamente con la scissione della municipalità riese in due enti distinti e che costituì, nel 1882, 
la nascita del Comune di Rio Marina, nato da Rio Castello. Un risultato assai travagliato e mal digerito,
 soprattutto della comunità collinare. All’origine della divisione il ruo coperto, 
nella seconda metà dell'Ottocento, dalla Marina di Rio, chiamata dai riesi del coccolo in su, 
in modo dispregiativo la “Piaggia”. Rio Marina era il settimo scalo commerciale d'Italia e allora 
per questo il deputato della Sanità Marittima era un personaggio di spicco. Lo era, difatti, 
Alessandro Del Bono, padre di Pilade. La famiglia Del Bono si legò in affari con gli Scappini e 
Tonietti che erano padroni di una quindicina di grossi bastimenti. 
Ma è con l'ascesa di Pilade Del Bono che si comincia formare nella nuova Marina di Rio una coscienza
politica. Dal 1850 al 1880 il piccolo villaggio di baracche di pescatori assistè a una crescita della 
popolazione, grazie all'imprenditoria navale e alla marineria padronale. 
Un raddoppio di residenti che si lega ai nuovi affittuari delle miniere di ferro, i Bastogi. 
Siamo in pieno periodo della rivoluzione industriale in Italia, che coinvolse anche le miniere dell'Elba. 
Il raddoppio della popolazione residente sulla Marina iniziò a creare problemi al Comune di Rio Elba.
I consiglieri della Piaggia crebbero di numero, fino ad arrivare di pari entità con quelli del capoluogo, 
per poi finire con il sorpassarli. Fino a quel periodo il municipio era amministrato da proprietari terrieri,
professori, notai, la cui rendita era fondiaria. Quelli della Marina invece erano legati al commercio 
e al mare. Tutti gli uffici erano a Rio. La Piaggia invece non era ancora urbanizzata. 
Le due formazioni consiliari cominciarono a darsi battaglia. Che sfociarono in disordini e 
rivolte di piazza. 
  
Ha scritto sullo “Scoglio” Chiara Bartolini: 
“Ci vollero la forza dell'ordine, l'esercito e i carabinieri per sedare la rivolta, della quale uno dei 
principali fautori fu Pilade Del Bono”. Le parti contrapposte ebbero spazio 
nelle colonne del periodico 
“Lo Sciabecco”, da dove Pilade accusò la classe dirigente di Rio Castello di essere invidiosa 
degli abitanti della Marina che avevano lasciato la lavorazione dei campi, per andare invece 
ad arare il mare. La scissione fu una conseguenza naturale. Dopo più di cento trent'anni, 
con la chiusura dell'attività di scavo nelle miniere a cielo aperto e, di conseguenza, 
il depauperamento dell'imprenditoria marittima, con l'unica risorsa rappresentata dal turismo, 
sebbene questo versante dell'Isola sia stato ampiamente violentato dall'industria miniera
 (e mai recuperato -se non in minima parte- dal punto di vista del ripristino ambientale), 
l'unica chance che si profila all'orizzonte da cui gli enti pubblici possano attingere alle risorse
 finanziarie è quella di unire le forze, per disporre un pacchetto unico da “vendere” nel marketing 
del turismo. Vediamo se i tempi sono maturi.
                                                                                                                                         L.C.

venerdì 17 febbraio 2017

Di due un solo Comune

C'è già il nome: il Comune di Rio. E lo scorso anno, esisteva pure la pagina Fb del gruppo che sosteneva il progetto. Una sola municipalità che raggruppa due comuni del versante orientale dell'Isola, Rio Elba e Rio Marina. Per ora se ne parla. Ma non c'è nessun statuto. Nessun regolamento. Esiste solo la disponibilità dei due sindaci, Claudio De Santi e Renzo Galli, ad affrontare l'argomento e il relativo percorso istituzionale da ricoprire insieme. All'insegna dell'unione che fa la forza. Stessa origine i due Rio: stessa costola. E poi, l'uno distante dall'altro non più di tre chilometri. Il primo, quello collinare il padre; il secondo, quello invece rivierasco il figlio. Ma cosa ne pensano i diretti interessati della proposta? Sono tutti d'accordo? Per ora non c'è univocità di consensi. Non tutti la pensano alla medesima maniera. Intanto un po' di storia che non guasta. La comunità riese cominciò a svilupparsi a partire dalla seconda metà del Duecento e descrisse la sua parabola per tutto il basso medioevo; oltre seicento anni vissuti in modo unitario fino ad arrivare al 1882, anno in cui la Marina di Rio ebbe riconosciuta l'autonomia dal Re d'Italia e quindi il distacco da Rio Castello. Ma la separazione non fu indolore. Sono passate alla storia come le “Quattro giornate di Rio Castello”, quelle che culminarono con la scissione del municipio riese. Un risultato assai travagliato e mal digerito, soprattutto dalla gente del colle. Le strade di Rio Castello e la sua “Piaggia” si divisero irrimediabilmente grazie allo sviluppo della Marina di Rio, che diventò nell'Ottocento il settimo scalo commerciale d'Italia. Per cui due mondi, due status sociali si scontrarono terribilmente, dandosi battaglia senza quartiere: l'imprenditoria marittima e commerciale della Marina che chiedeva l'autonomia amministrativa e la proprietà terriera rappresentata dalla classe notarile e borghese di Rio Castello che fu poco propensa alle novità e alle innovazioni, amante invece dello 'status quo'. Dal 1850 al 1880 quello che era il piccolo villaggio di baracche di pescatori assisté a una crescita incredibile della popolazione, grazie al commercio navale e alla marineria padronale. Un raddoppio di residenti che si legò ai nuovi affittuari delle miniere di ferro, i Bastogi. Siamo in pieno periodo di rivoluzione industriale in Italia che non risparmiò le miniere dell'Elba. Il raddoppio della popolazione residente alla Marina iniziò a creare problemi al Comune di Rio Elba che sfociarono nel “grande affronto” della separazione. Oggi, perduti i temi che hanno sostenuto il nuovo filone economico che guardava il mare e le miniere, le due municipalità si ricordano di avere un'origine in comune. Tutt'e due che nel Duemila sfidano la sorte economica del rilancio delle loro finanze, investendo sul turismo. Ma il “figliol prodigo” che riconosce la bontà amministrativa del vecchio padre sarà di nuovo accolto alla corte da dove era andato via, sbattendo la porta? Scrive sul suo profilo Fb il capogruppo dell'opposizione del Comune di Rio Elba, Pino Coluccia ed ex sindaco: “Il Comune è la prima forma di rappresentanza di una comunità e di autogoverno. In esso sono espresse le rappresentanze dei cittadini elette ed alle quali è affidato il compito di governare la comunità: il Comune è quindi un luogo di presenza, partecipazione e autodeterminazione di una comunità, dei suoi cittadini e che senza di questo conteranno meno. L'argomento di gestire insieme i servizi e le problematiche comuni si deve e si può affrontare con strumenti come l'Unione e altri quali l'associazione, ma evidentemente quella che manca nelle due entità è la volontà politica, cioè ci sono divisioni fra le forze politiche delle due realtà e all'interno di esse che non possono essere superate con espedienti istituzionali. Per cui – conclude - questa iniziativa dei due sindaci mi sembra più un'improvvisazione che nasconde un vuoto progettuale, di idee e prospettive per questi territori, per queste comunità una rinuncia a fare e agire”. Elvio Diversi, ex sindaco di Rio Marina, e l'unico (almeno per ora) primo cittadino a organizzare il primo centenario della costituzione del Comune nel luglio 1982, dice: “Se si dovesse fare oggi il referendum sulla fusione il 70/80 per cento della gente direbbe 'no'. Ci sono cose più serie da affrontare oggi che pensare alla fusione. Sono d'accordo sul progetto di unire i servizi ai cittadini, per il resto no. Concludo come dicevano i nostri nonni: 'Ognuno deve mangia' nel suo laveggio'”. Infine un ristoratore, il titolare del ristorante “Da Cipolla” in piazza del Popolo a Rio Elba, Davide Carletti: “Sono contento della proposta dei due sindaci. Finalmente esisterà il Comune di Rio che comprenderà collina e mare, parco minerario e mineralogico e porti. Una forma di semplificazione e maggiori servizi da estendere sul territorio. Sarà dura - conclude - Ma penso che sia la strada da battere nei prossimi anni”. La partita è appena iniziata.

sabato 28 gennaio 2017

Gli albergatori dell'Elba alle ferie del turismo europeo

L’Isola d’Elba in vetrina all’expo svizzera del turismo. L'ultimo salone delle vacanze frequentato dagli albergatori elbani è stato a Zurigo, alla 'Fespo', la fiera turistica internazionale. Sicché, dopo la “Fieren Messe” di Vienna e la Fiera di San Gallo in Svizzera, ecco un altro importante evento in terra svizzera. «La Fiera di San Gallo che si è appena conclusa - afferma Alessandro Gentini, vice presidente degli albergatori isolani - diventa sempre più importante per tante ragioni. Non ultima è che il cantone in cui ha sede la fiera è tra i più ricchi della Svizzera e molti sono i visitatori che provengono da qui. Quest'anno sono stati aggiunti altri spazi per poter ospitare i ben 440 espositori provenienti da ogni parte del mondo. L’Italia era molto ben rappresentata dalle solite regioni virtuose che si impegnano a promuovere i loro territori in maniera sempre più efficace. Ma oltre alle Regioni (Toscana esclusa), erano presenti molte amministrazioni comunali, consorzi d’area e aziende. Per gli espositori italiani quest’anno è stata creata un’area speciale chiamata Piazzetta Italia, dove sono state raggruppate la maggior parte delle aziende italiane, creando un’area dedicata di riferimento». Occasione per distribuire materiale informativo, visto che la maggiore isola della Toscana costituisce una destinazione molto richiesta. «E' avvenuto anche - continua il vicepresidente - che si siano presentati allo stand molti ospiti che, pur frequentando l’Elba da decenni, per salutarci e gustare i prodotti che oramai costituiscono un brand benvoluto». Non sono poi mancate le curiosità. Come quella di dire dove si trovasse l’Elba. «In diversi - aggiunge Gentini - ci chiedevano se l’Elba era in Francia o in Grecia. Noi abbiamo cercato di raccontare al meglio la nostra Isola, usufruendo anche delle immagini proiettate sullo schermo. La Svizzera rappresenta per noi un mercato straordinario da espandere, secondo mercato in termini assoluti, ma il primo in proporzione». Quest’anno gli albergatori puntano molto sul festival musicale “Magnetic Festival” organizzato dalla Maggy Art, in cartellone a luglio, nelle vecchie miniere di Capoliveri. Il consorzio ha preparato per questa manifestazione un pacchetto speciale. «L’iniziativa - conclude Gentini - è sostenuta economicamente dalla signora Schindler che da anni ama e frequenta Capoliveri. A lei un sentito ringraziamento. L'accordo con Sky Work che coprirà la linea aerea con Zurigo nel 2017 consentirà di recuperare una parte delle presenze perdute nel 2016, quando l’Elba è rimasta scoperta di importanti collegamenti aerei».

Cavo, terme sì... o no??

La frazione di Cavo, da punta di diamante per l'ex comune minerario di Rio Marina per quanto riguarda lo sviluppo di aziende turistiche prevalentemente a conduzione familiare, a zona depressa dal punto di vista economico: il passo è stato celere. Una mano (forse) a far precipitare le richieste di soggiorno nella famosa località balneare del versante nord est dell'Isola è stato, nei primi anni del Duemila, il ripascimento dell'intero sviluppo costiero con materiale di scarto proveniente dal comparto minerario. Fatto sta che, a ogni mareggiata, il mare sollevava il fondo marino con il risultato finale di trasformare l'acqua, prima così tersa e limpida, in una poltiglia fangosa, per nulla invitante a farci il bagno. A chiudere il quadro, la crisi strisciante che ha investito l'Europa e l'Italia e che ha decimato i clienti abituali che si fermavano (fino negli Settanta-Novanta) anche per quindici giorni nelle strutture alberghiere che qui erano sorte. Erano a conduzione familiare, dove si poteva trovare cordialità, accoglienza e buona cucina, quella semplice fatta a chilometro zero, quando neppure si parlava di questa formula, eppure qui si praticava. La famiglia aveva il proprio orticello da cui prelevava, pomodori, verdure e altri prodotti dell'orto che venivano serviti in tavola. E il pesce appena pescato dal capofamiglia. Oggi niente è rimasto così. Che Cavo avesse la vocazione a essere una località turistica lo si era intuito fin dagli inizi del secolo scorso, quando il concessionario delle miniere Tonietti la elesse come luogo di villeggiatura per sé e per la sua famiglia, erigendo una villa sul mare con relativo porticciolo. La frequentarono personaggi del calibro di Marinetti e Simenon. Oggi le cose sono cambiate. I suoi abitanti chiedono maggior attenzione all'amministrazione comunale e investimenti sulla frazione che possano garantire prosperità e benessere. L'ultima assemblea che si è tenuta, nei giorni scorsi nei locali della Misericordia alla presenza degli amministratori, ha evidenziato questo. Fino ad arrivare alla novità assoluta: la richiesta di realizzazione, cioè, di un impianto termale, sfruttando l’acqua calda a 47,7 gradi che fuoriesce dal pozzo di Valle Baccetti (portata di 12 litri al secondo) che rappresenterebbe la chiave di volta dal punto di vista del rilancio economico non solo della frazione di Rio Marina, ma dell’intero versante ex minerario. Più facile a dirsi che a farsi, se non ci fossero le solite pastoie burocratiche. Ma l'assemblea ha lanciato un segnale: tutti (amministratori e amministrati) hanno concordato nel voler fare sistema. Non più, dunque, critiche. Bensì proposte di collaborazione. I dati ricordati nel corso della riunione sono purtroppo noti: attività artigianali e commerciali che chiudono. Giovani che non hanno prospettive col rischio di vedere la frazione di Cavo sempre più depauperata di forze per il ricambio generazionale. «I contraccolpi della crisi economica che ha investito il nostro Paese - ha aggiunto il vicesindaco, Giovanni Muti - si sono fatti sentire anche qui. Cerchiamo, insieme, di invertire la tendenza per uscire da questo stato delle cose». Scontato che alla fine si finisse di parlare delle terme e del loro eventuale posizionamento. Non c'è una persona a Cavo che si sia pronunciata a favore di Cala Seregola, nell’ex comparto minerario, la zona che dista dal centro abitato circa 6 chilometri ma che avrebbe di contro la giusta volumetria di fabbricate esistenti. «Ma c'è un problema - ha messo la mani avanti Galli - bisognerebbe ottenere dal Parco che ne è proprietario il cambi di destinazione d’uso. Passaggio che non è facile raggiungere, visto che se ne parla da tempo senza riuscire a portare a casa qualcosa a noi favorevole». Tutti i cittadini presenti in sala hanno espresso il loro parere secondo cui l’erigendo stabilimento non debba essere discosto dal centro abitato. Le ex cave delle Paffe, un sito abbandonato dalle miniere e mai però recuperato dal punto di vista ambientale, potrebbero essere l’ipotesi più praticabile. «Ma il luogo - ha puntualizzato il sindaco di Rio Marina - ricade sotto le direttive del Pit regionale che stabilisce di non erigere nuovi fabbricati nei primi trecento metri dalla riva del mare». Un nodo gordiano di difficile scioglimento. «Il nostro impegno - ha incalzato Giovanni Muti - è quello di dare risposte certe ai cittadini, rispondere alle loro esigenze e ai loro bisogni. Per questo continueremo a lavorare per vedere di realizzare il progetto termale, sperando di non impiegare tempi biblici». Alla riunione anche Fabrizio Baleni: «Non ho parlato come consiglieri di minoranza - ha detto al termine dell’assemblea - ma da semplice cittadino che vuole risolvere i problemi per il bene di Cavo. Non sono tanto d’accordo con il sindaco Galli quando dice che niente vieta che gli imprenditori locali possano usufruire dell’acqua calda per le loro necessità. Bisogna andare nella direzione di costruire lo stabilimento termale. Poi - ha concluso - viene tutto il resto». 

domenica 8 gennaio 2017