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domenica 25 gennaio 2026

Monserrato, tre ragazzini trovano il tabernacolo rubato

 Tre ragazzi tredicenni portoazzurrini, Giorgio, Luca e Lupo, ritrovano nel letto di un torrente in secca, ai piedi della collinetta su cui si erge il santuario di Monserrato il tabernacolo rubato nel 1993 dall’altare della Madonna Morena. Proprio nel giorno dell’anniversario della morte del sacerdote che l’aveva fortemente voluto e installato nel 1991, don Sergio Trespi. Quell’anno segnava la riapertura del santuario seicentesco al culto dei fedeli, dopo diversi anni durante i quali l’edificio era non agibile per consentire che terminassero i lavori di ripristino all’intera struttura. Appena però trascorso un anno e mezzo circa da allora, avvenne il furto. “In un primo momento si era pensato – ricostruisce l’accaduto sulla sua pagina Fb, Fabrizio Grazioso – che fosse stato rubato per rivenderlo sul mercato illegale degli oggetti sacri. Ma evidentemente non è stato così. Qualcuno notte tempo si è introdotto nella chiesetta. Si è impossessato del reliquiario e poi, non sapendone cosa fare, si presume lo avesse gettato in fondovalle. Potrebbe essere una ricostruzione plausibile, anche se obiettivamente mancano riscontri oggettivi”. Come ogni domenica, anche quella del 18 gennaio scordo, i ragazzi del catechismo, dopo la partecipazione alla messa delle 11 in parrocchia, approfittando di una bella giornata di sole, hanno fatto una passeggiata dal paese a Monserrato, per trascorrere una giornata all’aria aperta. “Lo facciamo sempre d’estate con il sole cocente – ammette sempre Grazioso – Ma anche d’inverno, quando il tempo ce lo consente. A Monserrato si sta d’incanto. Passano da qui, nella bella stagione e non solo, camminatori, escursionisti dell’ultima ora, viandanti equipaggiati che manco a Santiago ho trovato”. Dopo aver consumato insieme la colazione davanti al fuoco, i ragazzi hanno cominciato a gironzolare a valle. “Lupo addirittura col braccio ingessato – continua Grazioso - Il bello della gioventù è l’esplorazione, conoscere il nuovo. Tre del gruppo tornano su all’eremo di corsa, come se avessero visto cinghiali in rimonta, a valle”. Dissotterrato dalla furia dell’acqua, avevano ritrovato il tabernacolo di don Sergio. Intatto, o quasi. “Lo tenevano come un trofeo – commenta - e manco sapevano perché fosse finito là sotto” Ecco, dopo trentatré anni una storia a lieto fine. Quel tabernacolo faceva ritorno nella sua casa naturale, scoperto da giovani ‘archeologi’ ignari della sua storia. Ora si trova nelle mani del fabbro, di Maurizio G., che sta cercando di aprire la serratura. “Una storia che irrompe nell’ordinaria semplicità della domenica – si legge nel post - che fa sorridere e ci rende un’unica, grande comunità che sa (e deve) gioire assieme. Una vicenda, questa, che sottintende una verità ancora più sublime: le cose belle arrivano per caso, da chi manco te l’aspetti, in giornate che appaiono grigie. E a chi vuol leggerci qualcosa di più, tutto è accaduto nel primo anniversario di morte di don Sergio, che quel tabernacolo se l’era scelto e lassù l’aveva posto. Come a dire: ‘Ci sono sempre”.


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